Le radici – suoni, paesaggio, comunità
Gli Zampognari di Laino nascono in un territorio in cui la musica non è mai stata solo intrattenimento, ma parte della vita quotidiana. Laino Borgo e i paesi vicini sono stati per decenni un luogo di passaggio di suonatori, pellegrini, lavoratori stagionali: con loro viaggiavano anche le melodie, i passi di danza, le preghiere cantate durante le novene.
La zampogna e la ciaramella diventano così la “voce” del paese nei momenti importanti dell’anno: feste patronali, processioni, celebrazioni religiose e civili. Ogni suonatore porta con sé il proprio stile, le proprie varianti melodiche, le proprie storie, contribuendo a formare un patrimonio condiviso ma mai del tutto uguale a se stesso.
Le persone dietro gli strumenti
Dietro ogni zampogna c’è sempre una persona: un suonatore, un maestro, un allievo che osserva e impara. La tradizione a Laino è passata di mano in mano proprio così: guardando, ascoltando, provando, sbagliando e riprovando, spesso nelle cucine, nelle stalle, nei cortili delle case.
I “mastri” non sono solo bravi musicisti, ma anche custodi di un modo di stare insieme. Conoscono le melodie giuste per ogni momento, sanno come accordarsi con il passo delle persone, come far entrare la zampogna in dialogo con il paesaggio e con le voci.
I primi strumenti e la famiglia Cannazzaro
La storia della musica tradizionale a Laino non riguarda solo chi suona, ma anche chi gli strumenti li costruisce. Tra le prime famiglie di costruttori del territorio spicca la famiglia Cannazzaro, riconosciuta per la grande abilità nel dare forma e voce alle zampogne e alle ciaramelle utilizzate dai suonatori locali.
I Cannazzaro non si limitavano a montare gli strumenti: erano in grado di curare ogni passaggio delicato, dalla scelta dei materiali alla costruzione delle ance, fino al lavoro finissimo dell’accordatura. È grazie a mani come le loro che molte delle sonorità caratteristiche di Laino hanno potuto nascere e consolidarsi nel tempo.
Intorno a queste competenze si sono sviluppati i primi veri e propri laboratori di costruzione, piccoli spazi di lavoro che erano allo stesso tempo bottega artigiana, luogo di incontro e “scuola” per i più giovani. Qui non si imparava solo a costruire, ma anche ad ascoltare e a riconoscere il suono giusto.
Il progetto oggi: tra tradizione e nuove forme
Oggi il progetto Zampognari di Laino tiene insieme tutta questa eredità con un lavoro quotidiano su più fronti: dalle novene natalizie alle feste popolari, dai festival agli incontri nelle scuole, fino ai percorsi formativi mirati per chi vuole avvicinarsi a questi strumenti.
L’obiettivo è chiaro: rendere la tradizione accessibile alle nuove generazioni senza trasformarla in una cartolina immobile. Si lavora sulle basi – il repertorio, le tecniche, gli stili esecutivi – ma anche su nuovi contesti in cui la zampogna e la ciaramella possono trovare spazio.
Il legame con Sound Digital Pipers
Accanto al lavoro più strettamente legato alla tradizione, c’è il percorso di Sound Digital Pipers, che esplora la zampogna all’interno di nuovi linguaggi: produzioni in studio, elettronica, sperimentazione timbrica, collaborazioni con altri generi musicali.
Questo dialogo tra radici e ricerca permette di raggiungere pubblici diversi, portando i suoni di Laino in contesti dove la zampogna non è scontata. È un modo per dire che la tradizione può essere fedele a sé stessa anche quando prova a parlare con parole nuove.